Anch’io sono venuto dai boschi neri
che cosa sulla culla soffiasse non lo so
ma un gran rispetto nella vita ci vuole
per qualcosa che non sia fuggevole
Guardo l’alba nebbiosa, raramente:
dal mio letto s’innalza il me più stanco
guardo nell’aria insudiciata e canto
qualche volta, davanti allo specchio
La mia faccia, devo pur confessarlo
può ispirarmi profonda pietà
un uomo è un uomo, su questo non c’è scampo
quando si tuffa nella quotidianità
Fra nemici e alleati può varcare
il giorno come Mosè fece col mare
prima di notte sarà utile un complice
meglio una donna, tutto sembra più semplice
La salute si sa viene prima di tutto
e un grande avvenire ci aspetta
c’è nel futuro un crescente guadagno
arriveremo in fretta
Il secolo è democratico
concede tutti i dubbi
nessuno creda facile
tener lontano l’erpice
Vengo da una campagna
fatta di sogni e costi
foreste meste
tempeste
Sento che mi seduce
talvolta il vecchio Ortis
quando sine pecunia
l’homo è l’imago mortis
